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Cinespresso | May 23, 2019

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“Gemme dell’Impressionismo” dalla National Gallery of Art

“Gemme dell’Impressionismo” dalla National Gallery of Art
Alina Laura De Luca

Lasciatevi guidare soltanto dai sentimenti… Prima di qualsiasi luogo e qualsiasi oggetto abbandonatevi alla prima impressione. Se siete veramente toccati, trasmettete agli altri la sincerità dell’emozione. (Jean Baptiste Camille Corot)

Come i pittori impressionisti, nella seconda metà del XIX secolo, seppero accogliere tale invito risulta dalle rispettive opere da oggi (fino al 23 febbraio 2014) in mostra presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, National Gallery of Art di Washington e organizzata da Zètema Progetto Cultura, è a cura di Mary Morton, responsabile del Dipartimento Pittura Francese della National Galllery con il coordinamento tecnico-scientifico per la Sovrintendenza Capitolina di Federica Pirani.

«Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, quella che si sta per inaugurare non si configura come la ‘solita’ mostra sull’Impressionismo», ha affermato ieri, durante l’anteprima stampa, la sopracitata Federica Pirani. «Essa presenta, infatti, due fattori di novità: innanzi tutto, la posizione paritetica dell’Italia – da sempre mera prestatrice di opere per l’estero – rispetto a uno dei più grandi musei mondiali, qual è la National Gallery of Art di Washington; in secondo luogo, la provenienza delle opere direttamente dalle collezioni private americane».

“Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir, da Van Gogh a Bonnard”, infatti, è frutto del consolidato rapporto di collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina e diversi importanti Musei degli Stati Uniti, un’alleanza strategica e culturale incentrata su iniziative scientifiche, scambi di opere d’arte (la “Rotunda” della stessa National Gallery of Art ospiterà la splendida e maestosa statua del Galata capitolino dai Musei Capitolini) ed eventi espositivi all’interno del progetto Dream of Rome, inteso alla valorizzazione della città di Roma e del suo patrimonio, come ha sottolineato l’Assessore alla Cultura Flavia Barca.

La mostra, inoltre, costituisce l’unica tappa europea del tour che porterà per la prima volta fuori dalle sale della National Gallery of Art la collezione impressionista e post-impressionista proveniente, per la maggior parte, dalla raccolta di Ailsa Mellon Bruce e Paul Mellon, figli del fondatore del Museo, Andrew W. Mellon.

Negli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis, pertanto, si è cercato di riprodurre l’atmosfera raccolta che caratterizza le sale di provenienza delle opere, dove la dimensione dei quadri e la natura dei soggetti rappresentati rispecchiano il gusto di chi ha desiderato godere privatamente e nell’intimità di queste “gemme di pittura” (il sintagma si sforza di rendere in italiano “Intimate Impressionism”, il titolo altrimenti intraducibile con cui la collezione gira negli States), prima di donarle con grande atto di mecenatismo ad un museo per garantirne la pubblica fruizione.

La mostra è articolata in cinque sezioni tematiche dedicate a La pittura “en plein air”, Ritratti e autoritratti, Donne amiche e modelle, La natura morta, Vuillard e Bonnard, l’eredità dell’Impressionismo, per un totale di 68 opere che, al di là di una lettura meramente cronologica, illustrano alcune tra le più rilevanti trasformazioni della tradizione artistica del XIX secolo con significative incursioni nell’età delle avanguardie del Novecento. Dagli assolati prati di primavera di Alfred Sisley alle affascinanti nature morte di Edouard Manet e Paul Cézanne, agli interni “Nabis” di Pierre Bonnard e Edouard Villard, ai colori sturi e vibranti di Pierre-Auguste Renoir, la collezione comprende capolavori che raccontano l’ispirata innovazione del colore, nel tocco e nella composizione, che hanno reso la pittura francese di fine ‘800 uno dei momenti fondamentali della storia dell’arte.

Quando vai fuori a dipingere, dimentica i soggetti della pittura, siano essi alberi, case, campi …, ma pensa e vedi al loro posto solo macchie di blu, squarci di rosa, tracce di giallo e dipingile come sono con le loro luci ed ombre. (Claude Monet).

Il percorso espositivo è integrato da pannelli che consentono di contestualizzare il background storico e sociale di riferimento per i singoli pittori, illustrando altresì i fattori che influenzarono la pittura impressionista, in qualche modo determinandone i caratteri, quali le scoperte scientifiche relative ai colori, le innovazioni tecniche per quel che concerne i “ferri del mestiere” e la nascita stessa della fotografia, approfondimenti forniti in una veste discreta e non invasiva; al contrario, restano protagoniste le opere a parlare di sé.

Tutto ciò che è dipinto dal vero ha sempre un’efficacia, una forza, una vivacità che non si ritrova in studio. Non è il particolare che deve colpire l’osservatore, ma l’insieme. (Eugène Boudin)

Il catalogo realizzato da De Luca editori d’Arte ospita anche un saggio dello storico dell’arte Renato Miracco, Addetto alla Cultura presso l’Ambasciata italiana a Washington, in cui vengono analizzati i rapporti tra l’impressionismo italiano e l’impressionismo francese. Co-curatore della mostra, durante la conferenza stampa Miracco ha ricordato il grande valore dell’educazione museale principalmente rivolta ai ragazzi fin dalla scuola primaria e la necessità di una responsabilizzazione nei confronti del patrimonio culturale, percepito sempre meno come bene comune. Un appello quanto mai attuale: da qualche giorno rimbalza sui social network una raccolta firme per chiedere all’attuale Ministro dell’Istruzione di reintrodurre l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole superiori. Nel nuovo Decreto Scuola – varato da pochi giorni – non c’è traccia del ripristino delle ore brutalmente tagliate dalla riforma Gelmini del 2010.

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