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Cinespresso | July 20, 2019

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Con il fiato sospeso

Con il fiato sospeso
Francesco Di Brigida

Review Overview

Regia
7.5
Cast
8
Script
7.5

Rating

Uno sguardo deciso sotto le pietre silenziose di condizioni lavorative drammatiche che a nostra insaputa esistono anche tra le mura “sicure” di un laboratorio universitario.

Anno: 2013 Durata: 35’ Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà Genere: Drammatico Nazionalità: Italia Produzione: Jole Film Regia: Costanza Quatriglio

Alla Mostra del Cinema di Venezia ha stupito e trionfato. È stato presentato a Roma il film breve che denuncia le pericolose condizioni ambientali taciute dai media in alcuni centri di ricerca

Sala piena al Nuovo Cinema Aquila di Roma, ieri sera, per la presentazione di Con il fiato sospeso, alla presenza della regista Costanza Quatriglio e della protagonista Alba Rohrwacher. Un cortometraggio di 35 minuti che corto non è. Soprattutto per pregnanza dell’argomento e qualità dell’opera. Il film, in forma di confessione documentaristica di Stella, impersonata dalla Rohrwacher, racconta nelle parole della ragazza l’esperienza di tesista nel laboratorio di chimica della sua università. La passione e l’impegno per la chimica sono forti, ma l’ambiente non è sicuro. Gli scarti di laboratorio non opportunamente smaltiti portano donne delle pulizie a svenimenti, e ricercatori a varie e inquietanti sintomatologie.

I professori però difendono la causa parlando solo di coincidenze. L’amica musicista di Stella, Anna (Anna Balestrieri) cerca di metterla, ma la sua storia s’incrocia invece con quella dell’ex collega Emanuele (Michele Riondino), unico personaggio reale della storia, già passato in precedenza per lo stesso laboratorio.

Chi può dire cosa fa male e cosa no? È la quantità che fa il veleno

È l’amara considerazione di Stella, stretta tra la sua voglia di imparare un mestiere e i ricatti morali dei professori che avrebbero dovuto difenderla dai rischi. Il film della Quatriglio è uno sguardo deciso sotto le pietre silenziose di condizioni lavorative drammatiche che a nostra insaputa esistono anche tra le mura “sicure” di un laboratorio universitario. Delicata ma senza indugi, la regia alterna primissimi piani a veloci soggettive. I dettagli, le musiche acide di Paolo Buonvino e una fotografia che alterna gli interni freddi virati in verde a esterni solari da tinte quasi pittoriche ne fanno una bella pellicola. Originale e ben fatta perché gira un “finto” documentario con attori veri e di grande talento, restituendo al tempo stesso la sostanza estetica del cinema e il tema scottante della sicurezza sul posto di lavoro in una storia vera e verosimile insieme.

«Mettendo in scena una relazione col reale io posso trasfigurare una realtà e andare oltre la cronaca per creare quello che è il cinema di narrazione». Ha spiegato la regista al pubblico dopo la proiezione. «Siamo troppo abituati al fatto che negli ultimi dieci anni in Italia certi punti oscuri o critici sono stati banditi dal cinema di finzione, o da quello ritenuto finanziabile. Abbiamo preferito pensare che fosse facile o comodo farli toccare questi punti di criticità con i documentari magari anche molto low-budget. Invece no. Questo film è stato un dialogo con l’esperienza, per farlo diventare tutta un’altra cosa».

Il piccolo miracolo che questo film sta compiendo, ostinato e forte quanto un salmone che risale il fiume, è il suo percorso nelle sale. È stato in programmazione a Catania, poi a Bologna e a Firenze. Fino al 20 ottobre sarà proiettato al Nuovo Cinema Aquila di Roma a un prezzo speciale. A Milano presso lo Spazio Oberdan e, successivamente, nel Cinema Mexico.

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