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Cinespresso | December 16, 2019

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Oltre il sipario: Tre attrici si raccontano e raccontano la Milano teatrale 1/3

Oltre il sipario: Tre attrici si raccontano e raccontano la Milano teatrale 1/3
Eugenio Murrali

Tre attrici con storie e percorsi differenti si raccontano svelando i segreti dei palcoscenici del capoluogo lombardo, sempre più ricco e stimolante, una vera eccezione nel panorama teatrale degli ultimi anni

Il grande teatro europeo passa di qui. A Milano le stagioni sono ricche, stimolanti, una vera eccezione nel panorama intristito degli ultimi anni. Il segreto sta probabilmente nella capacità del tessuto teatrale milanese di mantenere una continuità con il passato e di non perdere la propulsione verso la ricerca e la novità.

Tre attrici con storie e percorsi molto diversi ci hanno regalato i loro ricordi, ci hanno permesso di entrare nel loro mondo, hanno condiviso con noi alcuni segreti degli immortali palcoscenici milanesi. Rosalina Neri è sempre bella, qualche anno è passato da quando la Marilyn Monroe italiana compariva sui rotocalchi e faceva parlare di sé, oggi non tiene più il suo Rosalina Neri Show a Londra, dove abitava al 3, Savile Row, la casa sul cui tetto i Beatles fecero un concerto, l’ultimo, nel 1969, ma Black, come la chiama Valentina Cortese, una delle sue più care amiche, è ancora lei, vulcanica, vitale, pronta a contagiare chiunque con la sua risata.

Lei è la dimostrazione che a Milano chi era dotato di talento e mosso da grande volontà poteva farsi strada. Quando le chiedo quali scuole di recitazione abbia frequentato, il suo racconto commuove: “La mia è un’altra vita. Io amavo il canto, ma non avevo soldi, allora per pagarmi le lezioni vendevo i pizzi antichi. Ho avuto poi la fortuna di incontrare Toti Dal Monte, per due anni mi ha dato lezioni gratuite, finché tanta è stata la mia vergogna – mi sembrava di sfruttare il suo grande cuore – che sono partita”. Una Milano dura e generosa quella che racconta Rosalina, arrivata, dopo tanti sacrifici, anche alla Scala e alla Piccola Scala. Uno degli incontri più decisivi è però quello con Strehler, sotto la cui direzione ha recitato “La grande magia”, “Il campiello”, “L’anima buona del Sezuan” e altri testi ancora, restando per ben dodici anni al Piccolo come attrice di prosa. Alla domanda “Com’era Strehler?”, la reazione è immediata: “Come Strehler non ce ne sono più. Strehler non era un insegnante di teatro, con lui capivi la vita. Due cose mi hanno insegnato a vivere, l’esperienza artistica con Strehler e i fischi che ho avuto a Londra, quando cantavo l’«Elisir d’amore» all’Adelphi Theatre, perché quando vieni fischiato allora davvero diventi qualcuno”.

Le chiedo anche della vita tra attori a Milano e Rosalina in tutta franchezza risponde: “Ricordati che tra attori non c’è mai un rapporto di amicizia, certamente ci sono invece rapporti di educazione e comprensione. A Londra gli attori grandissimi che ho conosciuto, dalla Bergman, alla Taylor e tanti altri erano persone di enorme semplicità. Qui invece un attore qualsiasi era capace di darsi moltissime arie, io rimanevo sbalordita, anche se per fortuna esistevano e esistono delle eccezioni”. Ma voglio tornare su Strehler e a questo punto Rosalina ci regala un aneddoto divertente: “Stavo facendo le prove de «La grande magia». Io ho molta fede, prego spesso, e prima di andare in teatro, doveva essere il terzo o quarto giorno di prove, sono passata in chiesa a dire un’Ave Maria alla mia Madonnina. Sono arrivata a teatro e le prove erano già iniziate. Io non so come lui facesse a sapere che io fossi passata cinque minuti in chiesa prima delle prove. Quando arrivo, lui si rivolge all’aureola di persone che lo seguivano sempre e dice: «Ah guardate, ragazzi, è arrivata la Santa. Va, va su, va su a far la troia!» io infatti recitavo quella parte lì. C’era poi una scena nel primo atto in cui entravo e dovevo lanciare la valigia, voleva recitarla sempre Strehler durante le prove, io credo di averla fatta solo alla generale”. Un altro grande regista milanese con cui ho lavorato è Filippo Crivelli, che, quando tornai da Londra e non mi voleva più nessuno, fece per me uno spettacolo al Teatro Gerolamo, intitolato «Lei», cantavo in francese, inglese, italiano. A Milano ho lavorato poi anche con lo scrittore e umorista Umberto Simonetta, un grande uomo, di intelligenza eccezionale, mi ha diretto come regista nell’«Adalgisa» di Carlo Emilio Gadda, con me recitava anche Paolo Rossi”.

Rosalina è inoltre la custode del repertorio di Milly, recuperato proprio grazie a Filippo Crivelli, ma ricorda anche di aver cantato ai tempi di Strehler le canzoni di Fiorenzo Carpi, in uno spettacolo al Piccolo Teatro. I recital di Rosalina hanno sempre grande successo. Infine la grande interprete mi rivela che la sua tavola è un celebre punto di riferimento per molti attori e personalità milanesi, che scherzosamente chiamano la sua sala da pranzo: “L’uccello d’oro”.

Continua…

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