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Cinespresso | June 16, 2019

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Le ferite di Wolverine l’immortale

Le ferite di Wolverine l’immortale
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
7
Regia
6
Script
6

Rating

Ha dei picchi positivi, ma la fotografia poteva essere usata molto meglio, come le location giapponesi, che si prestavano a un’estetica decisamente più raffinata di quella venuta fuori

Anno: 2013 Durata: 126′ Distribuzione: 20th Century Fox Genere: Supereroi, Azione, Fantasy, Avventura Nazionalità: Usa Produzione: Marvel Enterprises, Twentieth Century Fox Film Corporation Regia: James Mangold

Torna sugli schermi il tormentato Logan di Hugh Jackman, ma questa volta il rischio sarà quello di diventare mortale

Abbiamo visto Wolverine nella prima trilogia X-Men, poi in X-Men le origini – Wolverine si faceva un balzo indietro a scoprire la nascita e la genesi di Logan e dei suoi poteri. Anche uno spassoso cameo in X-Men – L’inizio lo aveva visto protagonista per una scena insieme al giovane Charles Xavier, ma in questo episodio torna per essere ferito a morte, perdendo drammaticamente il suo fattore rigenerante, e quindi la sua immortalità.

Hugh Jackman, dopo una preparazione fisica ai limiti per incrementare la massa muscolare (della quale avevamo già parlato precedentemente), torna a indossare i panni affilati del ruvido eroe dalle lame facili. Stavolta a ingaggiarlo è una ragazza giapponese, Youkio (Rila Fukushima), che lo conduce a Tokyo per salutare un’ultima volta un ex-soldato che mezzo secolo prima Logan aveva salvato dall’attacco nucleare di Nagasaki. Hal Yamanouchi, caratterista giapponese naturalizzato italiano, interpreta Yashida, l’ormai anziano e facoltoso amico in punto di morte, che dai suoi laboratori ha trovato il modo di trasferire il gene X dell’invulnerabilità di Logan per liberarlo dalla sofferenza e dalla solitudine che da sempre lo tormentano.

Un uomo che ha gli incubi ogni notte della sua vita, è un uomo che soffre

Sono le parole di Youkio che più colpiscono Logan, nonostante anche lei sia una mutante con la capacità di vedere scene dal futuro, e quindi anche la morte di Wolverine. Il nostro eroe perderà i suoi poteri lottando questa volta non solo contro guerrieri Yakuza, ma soprattutto con il dolore per le ferite da taglio e da fuoco. E con Viper, l’algida Svetlana Khodchenkova.

Wolverine – L’immortale ha dei picchi positivi in scene come quella della bomba su Nagasaki e quella del combattimento sul treno ad alta velocità. Immagini interessanti vengono fuori anche dallo scontro con i ninja che bersagliano Wolverine con decine di frecce, ma nel complesso il film rimane una bella promessa non mantenuta. Eppure il plot è molto forte, ma la sceneggiatura è diluita in un minutaggio eccessivo che racconta tanto quanto il precedente film su Logan seppure con 20 minuti in più. Che purtroppo non sono neanche riempiti da grandi scene action.

Forse il valzer di registi che all’alba del progetto aveva visto susseguirsi le candidature al seggiolino “director” di Darren Aronofsky e Brian Singer , poi assegnato a James Mangold, è stato un processo che ha minato la solidità della lavorazione, cosa non così inusuale quando un buon film sulla carta, al passaggio in pellicola non ha più lo stesso appeal.

Di certo la fotografia poteva essere usata molto meglio, come le location giapponesi, che si prestavano a un’estetica decisamente più raffinata di quella venuta fuori. E per la regia, anche il solo “omaggiare” qualche scena di Kill Bill (Majors permettendo, ndr) avrebbe offerto una boccata d’ossigeno (e perché no, d’ironia in più). Per fortuna che c’è Jackman, e anche Tao Okamoto, la nipote di Yashida, Mariko. I due fuggono insieme da uno sciame di guerrieri tatuati, viaggiano su un treno ad alta velocità tra combattimenti e battute targate Marvel, si rifugiano in un hotel, mangiano insieme una ricca zuppa di carne e verdure giapponese. Ma non bastano buoni personaggi e interpreti se poi vengono troppo spesso proposti in maniera iconicamente statica (ci sono tanti dialoghi a prolungare la stasi di figure intere di Logan con la canottiera classica da fumetto e altrettante in completo funereo…). Tante pose plastiche che forse potevano funzionare al primo o secondo film, quando l’eroe era ancora sconosciuto dal pubblico del grande schermo. È pur vero che il più controverso dei personaggi Marvel è giunto ormai al sesto film in poco più di tredici anni, ma nel 2014 si replica, speriamo decisamente meglio, con X-Men – Giorni di un futuro passato.

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